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11 dicembre 2007
Che sarebbe oggi la radio italiana senza una canzone
di Paolo Conte o di Patty Pravo!
Chi, a qualsiasi titolo, ha vissuto la stagione
della RCA sono certo che oggi pensa spesso che se ci fosse
ancora, una struttura industriale e produttiva come quella,
se ne avvantaggerebbe tutta la cultura del nostro paese.
La RCA (italiana), nasce a Roma agli inizi degli anni cinquanta
sotto l’ala protettiva (ma anche la diretta partecipazione
societaria), del Vaticano. Proprio dal Vaticano viene…
diciamo distaccato, un uomo mite, gentile, intelligente e
capace oltre che di aperte vedute che risponde al nome di
Ennio Melis.
Se è vero che sono gli uomini a fare le imprese mai
niente di più vero può essere ribadito come
nel caso di Melis e della RCA. Fino a quando fu acquistata
dalla BMG (Gruppo Bertelsman – Germania), Melis ne fu
ininterrottamente il direttore generale ma più ancora
la vera essenza, la vera anima. Sapevano bene chi era e quali
fossero le sue capacità tanto che lo dovettero cacciare
(quelli di BMG), non certo per demerito, ma per timore di
doverlo ri-collocare dove immancabilmente avrebbe finito per
scalzarne chissà quanti altri.
Perché a differenza di altre grandi case discografiche
italiane, la RCA non aveva problemi e fu di fatto mangiata
da un pesce ancora più grosso e quando nell’industria
e/o nella finanza succede questo, quando le cosiddette “fusioni”
si fanno, c’è solo uno scopo… far uscire
soldi per riprenderne di più!
La BMG poi, prima acquisirà il 70% della RICORDI e
di li a poco farà della stessa un sol boccone…
e giù, altra fusione!
Se consideriamo che case discografiche un po’ più
piccole ma altrettanto prestigiose come la ARISTON, la DURIUM,
la PRODUTTORIASSOCIATI, la RI-FI, ecc. erano state già
acquisite dalla RICORDI stessa, e che praticamente anche tutte
quelle a suo tempo distribuite da RCA da questa stessa furono
acquisite, è di fatto inimmaginabile il patrimonio
musicale che è finito in mano a BMG (poi alla SONY
ed ora all’UNIVERSAL).
(Un discorso a parte andrebbe fatto, e prima o poi lo faremo,
per il patrimonio editoriale, soprattutto quello di Casa Ricordi
con le partiture originali delle grandi opere di Verdi e Puccini
oltre che di tanti altri).
Ma torniamo alla RCA e a Melis.
Lì, al km 12,800 della Via Tiburtina, era man mano
stato messo in piedi un “sistema” di produzione
che potremmo definire a “ciclo continuo”…che
sfruttava i meccanismi dell’economia di scala.
Una parte dell’azienda realizzava la stampa vera e propria
dei dischi di vinile (e per chi non lo sapesse dei dischi
di vinile si recuperava tutto non come adesso per i CD che
non possono essere recuperati), un’altra parte dell’azienda
faceva produzione e scouting, un'altra la promozione e la
commercializzazione. Ma il segreto vero era che, avendo attivato
un sistema di un certo numero di sale di registrazione che
venivano costantemente utilizzate, conseguentemente c’era
un numero più alto di prodotti da stampare, quindi
fondamentalmente si finiva con l’abbassare il costo
per singolo prodotto-disco riuscendo a portarlo sul mercato
a un prezzo contenuto ma con margini sempre alti.
Però per far lavorare sempre e bene tutte le sale di
registrazione, e quindi anche la fabbrica e quindi ancora
di più la parte commerciale, c’era bisogno di
musicisti, di autori, di cantanti, di arrangiatori, di esecutori…
insomma di tutta quella squadra di persone che stanno a monte
la stampa e la distribuzione di un prodotto musicale valido.
E allora si faceva quello che oggi si chiama scouting, cioè
ricerca e selezione.
E così succedeva che chi si imponeva sul mercato sviluppava
talmente tanto da consentire di poter produrre, con la medesima
potenzialità di base, anche chi invece non riusciva
a imporsi. In pratica il meccanismo organizzato da Ennio Melis
consentiva un equilibrio tale che nel tempo ha reso
possibile a numerosi personaggi di continuare a esprimersi,
per anni e anni, senza che il mercato li accogliesse con i
meritati risultati economici.
Ennio Melis sapeva distinguere e sapeva seminare, soprattutto
aveva cultura.
Valga per questo l’aneddoto legato al primo ascolto
di una cassetta con le prime canzoni interpretate da Paolo
Conte.
Italo “Lilli” Greco gli portò il nastro
forse interrompendolo in una riunione e lui, paziente, al
secondo pezzo disse: “Questo bisogna farlo per senso
civico!”
Al 1111 di Via Nomentana c’era “Il Cenacolo”,
una vecchia fattoria di campagna tutta riadattata dove si
realizzavano provini su provini e ci si poteva, praticamente,
anche vivere.
Nella RCA di Ennio Melis si creò di fatto una sorta
di incubatore, di palestra, dove tutti sono passati…
quelli che hanno trovato il successo e quelli che non lo hanno
trovato o che magari però hanno finito con il ritagliarsi
un ruolo diverso ma non per questo meno utile.
Certo, c’è stata gente che ha fatto in vita sua
un solo disco… ne cito un paio per tutti: Ernesto Bassignano
e Pino Sansanelli (il primo oggi è conduttore radiofonico
e giornalista, del secondo non ho notizie), ma altri sono
andati avanti e anche con risultati ragguardevoli.
Ma anche quel solo disco fatto da Bassignano o da Sansanelli
è servito, al di la di quello che hanno venduto o non
hanno venduto. Avevano qualcosa da dire e gli fu data la possibilità
di dirlo… lo si poteva condividere o meno, poteva più
o meno piacere, ma c’è stato e questo è
incontrovertibile.
E’ qualcosa come la poesia per il poeta, come il quadro
per il pittore o la materia per lo scultore o il libro per
lo scrittore… E’ comunque esistito… è
stata data la possibilità ad un uomo di esprimersi,
di comunicare, di potersi cimentare. E’ civiltà,
democrazia, libertà!
Avrebbe dovuto non dipingere Van Gogh perché non vendeva
quadri (l’unico venduto in vita gli fu acquistato dal
fratello), o Puccini avrebbe dovuto smettere di comporre perché
nessuno all’inizio voleva le sue opere…?
Alla cultura italiana contemporanea, la “palestra”
della RCA fatta dai De Gregori, Venditti, Cocciante, Minghi,
Nada, Branduardi. Dalla, Mango e chi più ne ha più
ne metta… è servita, ed è servita tanto.
Ma con loro ci sono stati anche e mi pare doveroso citarli
per le cose importanti che hanno pubblicato, nomi come Renzo
Zenobi, Mario Castelnuovo, Mimmo Locasciulli, Enzo Carella,
Stefano Rosso ecc.
Anche i meno conosciuti, anche quelli di un solo disco o poco
più, sono serviti agli altri, a quelli che il successo
lo hanno raggiunto. Perchè con loro hanno parlato,
confrontato, sperimentato, ascoltato, litigato e quindi, anche
se non riconoscibilmente, anche se impercettibilmente, si
sono sfiorati o toccati e , nel bene e nel male, influenzati…
anche solo umanamente prima che professionalmente.
Voglio ricordarmi di Piero Ciampi… di Bruno Lauzi…
di Gabriella Ferri, dello stesso Battisti.
Con Ennio Melis che fu artefice e silenzioso “orchestratore”
di tutto questo, c’erano anche personaggi come Italo
Greco… più comunemente chiamato “Lilli”.
Fu Lilli che volle fortissimamente Paolo Conte, che volle
anche De Gregori e Venditti e con loro prima ancora Patty
Pravo… e via, la lista è molto lunga!!!
Viene presentato in questi giorni (il 13 dicembre),
alla sala convegni della Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo
(SIAE) di Roma il libro “C’era una volta la RCA.
Conversazioni con Lilli Greco”(Coniglio Editore), che
Massimo Becker ha scritto mettendo nero su bianco quanto ha
voluto e potuto raccontare Lilli Greco di quella favola meravigliosa
e indimenticabile e da non dimenticare (ma anche, potendo,
da ri-perpetrare), che fu la RCA.
E non è solo la presentazione di un libro, la narrazione
di episodi e personaggi… è una fetta della storia
di noi tutti, anche di quelli che non l’hanno vissuta
perche sono troppo giovani. E’ quella storia che
andava scritta e che deve essere tramandata e che tutti dovrebbero
conoscere un po’ di più. Perché è
la storia del nostro essere quotidiano e anche del nostro
prossimo futuro.
Io, che ancora adolescente ebbi la fortuna di
conoscere questo piccolo grande uomo che è Lilli Greco…
dentro a un pomeriggio d’inverno con tanto sole, in
quella stanza con il pianoforte al primo piano della palazzina
studi della RCA, accompagnato com’ero da un angelo (a
pensarci bene non so neanche come fu possibile), che
di nome faceva Piero Ciampi, quando oggi mi capita di
passare per il grande raccordo autostradale di Roma all’altezza
della Tiburtina, non manco mai di rivolgere lo sguardo, amareggiato,
verso quella palazzina rosso mattone dove una volta sventolavano
le bandiere con l’insegna luminosa della RCA Italiana.
Lì, in quella palazzina, allo studio C, Lucio Battisti
registrò “La canzone del sole” e in un
paese come la Germania oggi sarebbe un monumento e non un
magazzino all’ingrosso di scarpe.
…che favola! |