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Su Radio2 gli sceneggiati dei “giovani trentacinquenni”
Ci sono sempre stati ma da qualche tempo sembra che l’interesse nei loro confronti sia aumentato. Sono tanti, di diversa estrazione sociale, sesso e cultura eppure appartengono tutti alla nuova categoria svantaggiata della nostra società: gli under trenta.
Gli under trenta sono i giovani, quelli che vivono ancora a casa di mamma e papà, quelli che hanno contratti TD e cocoprò. I giovani, guarda un po’, sono anche quelli su cui bisognerebbe puntare
per la costruzione di qualcosa di nuovo. Avranno pensato a questo i promotori di Luoghi non comuni andato in onda dal lunedì al venerdì da gennaio a maggio di quest’anno su Radio2?
Non solo. Emma Cagiano, da anni curatrice degli sceneggiati della seconda rete Rai, quella dell’intrattenimento e di Fiorello, ha provato insieme alla sua squadra di collaboratori, a fare forse, qualcosa di più nonostante le premesse - e lo dico da under trenta- non fossero affatto buone.
Si legge su http://www.radio.rai.it/radio2/sceneggiato/luoghinoncomuni/#
“Radio2 dà voce ai giovani autori, per guardare il mondo di oggi con l'occhio disincantato di chi non ha ancora raggiunto i 35 anni”.
Per prima cosa l’idea di spostare ulteriormente la soglia della maturità ai trentacinque anni, in un Paese per sua natura lento e mammone, è certamente un autogol se l’intento dell’iniziativa era, come credo, quello di svecchiare alcune modalità di fare radio (e nello specifico di fare radio di parola), introducendo tra l’altro tematiche di stampo sociale o di attualità.
Il secondo e ben più “fastidioso” errore, è quell’esplicito riferimento “all’occhio disincantato di chi non ha ancora compiuto 35 anni”. Accidenti! A quell’età i nostri genitori (e con loro molti altri coetanei), erano appunto già i nostri genitori, avevano una famiglia, un mucchietto di varie responsabilità e, con buone probabilità, anche un mutuo da pagare (a riprova del fatto che avessero un posto fisso).
Attribuire uno sguardo disincantato a uomini e donne che abbiano superato non dico i trenta, ma anche solo i vent’anni, significa considerare la nostra generazione una massa di ingenui.
Il disincanto è sano e creativo ma non appartiene, grazie al cielo, a nessuno degli sceneggiati che sono entrati a far parte del progetto. Non a caso i “giovani d’oggi”, quelli della crisi della politica, del sistema, dei movimenti e di chi più ne ha più ne metta, hanno acquisito da subito e ahimè da soli, una consapevolezza dei problemi sociali e delle infinite forme di ingiustizia e abuso di potere, estremamente più intima e profonda di quanto non sia capitato, forse, ad altre generazioni.
A questo proposito di particolare interesse lo sceneggiato "Seconda generazione" scritto da Lidia Riviello (figlia d’arte del poeta Vito) per la regia di Guido Compagnoni che cerca, non senza errori ma con molta buona volontà, di raccontare la storia di due fratelli nati in Italia da genitori stranieri.
La rete dei G2, nata da qualche anno grazie ad un blog che poi è diventato un sito (www.secondegenerazioni.it) testimonia la volontà di questi ragazzi, de facto cittadini italiani, di costituire un movimento, seppur virtuale, che consenta loro di sviluppare una strategia di lotta contro una burocrazia ottusa che de iure non li riconosce tali.
Lo sceneggiato della Riviello, diviso come tutti gli altri in cinque puntate da 15 minuti ciascuna compresa la sigla e i credits finali, affronta il discorso in chiave culturale e sociale tralasciando gli aspetti più strettamente politici ma puntando l’attenzione sulla doppia natura, che è sempre ricchezza, di chi si fa portatore di due tradizioni molto diverse: quella della famiglia di origine e quella del Paese in cui si è nati e cresciuti. Tecnicamente parlando, non passano inosservate alcune sbavature nella recitazione dei protagonisti e un montaggio che forse avrebbe potuto osare di più aggiungendo ai commenti musicali di natura extradiegetica, qualche rumore che testimoniasse invece la vitalità della storia messa in scena (o più propriamente messa in suoni) che manca appunto di vivacità interna.
Più un saggio sociologico dai lodevoli intenti civici che un prodotto radiofonico in grado di appassionare un pubblico sempre più smaliziato ed esigente più abituato a parlare per immagini che a cogliere il potere evocativo dell’orizzonte sonoro che accompagna, discreto, la nostra vita.
Decisamente più convincete per montaggio, qualità di regia e interpretazione "La vita non e' una cosa seria" di Eleonora Lombardo. Questa storia, recitata in dialetto siciliano e che trae la sua forza proprio dall’attaccamento a passioni, mestieri e sentimenti che quasi non ci sono più perchè la contemporaneità ci insegna ad ignorarli, è diretta dall’ottimo Fabio Rizzo palermitano di 27 anni attualmente regista di Souvenir d’Italia (titolo orribile) in onda su radiodue tutti i sabato e domenica mattina.
Rizzo, cresciuto professionalmente negli anni della "primavera palermitana", (seconda meta' dei Novanta), dopo gli studi musicali si dedica alla produzione audio/video e di colonne sonore affinando nel tempo una sua naturale e innata predisposizione nei confronti del montaggio audio e della musica in genere (da ricordare nel 2005 l’interessantissimo suo esordio radiofonico proprio su Radio2 con
la trasmissione “Rembo'")
L’orgoglio e la forza di volontà, la netta divisione tra lealtà e imbroglio e tra buoni e cattivi,trascinano l’ascoltatore in un ‘epoca remota, lontana, eppure vicinissima.
Narrando le vicende che ruotano intorno ad un ippodromo e al giro d’affari delle corse di cavalli, l’ autrice crea personaggi convincenti e ben delineati nella psicologie che grazie all’uso “vivo” di musica, rumori e suoni, catturano l’orecchio e arrivano al cuore.
Un’idea, quella di Luoghi non comuni, assolutamente da ripetere evitando però che la creatività e la professionalità degli autori venga intrappolata in inutili e controproducenti etichette.
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