Il cinema “dentro” la radio: tutta questione di cuore   di Claudia Russo


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16 novembre 2007
Ho sempre detto di amare il cinema. Forse ho sempre mentito.
Chi guarda un film così intimamente da penetralo si ricorda sempre tutti i dettagli.
Quel primo piano, quella luce, quel movimento di macchina…
Io no. Ricordo che Robert de Niro negli ultimi anni è andato a letto presto, ricordo che a Manhattan  tutti abbiamo bisogno di uova e ricordo che ET, che vuol proprio telefonare a casa, ha la voce di un bambino già vecchio con le tonsille gonfie.
Dei film ricordo sempre più facilmente le parole, la colonna sonora o le ambientazioni che non le inquadrature e i primi piani.
Per anni, non ditelo a nessuno, non sono riuscita a vedere per intero Via col vento, il film che ha incassato di più nella storia del cinema e che nel 1998 l'American Film Institute ha collocato al quarto posto della lista dei cento film più importanti dopo Quarto Potere, Casablanca e Il Padrino.
Ho sempre vissuto con senso di colpa questa mancanza eppure la giustificazione più valida me la suggeriva la pellicola stessa di cui, anche senza aver letto il romanzo di Margaret Mitchell (premio Pulitzer nel 1937), conoscevo già la battuta finale: “Dopotutto, domani è un altro giorno”.
Sto dicendo che ci sono parole che tutti noi conosciamo già e suoni che tutti noi non possiamo dimenticare.
Chi non ha un brivido immediato ogni volta che sente la combinazione di suoni “tu tu tuu” di incontri ravvicinati del terzo tipo? Sono solo suoni…eppure mi sono entrati dentro.
E non solo a me. Sono entrati a far parte della nostra memoria collettiva.
Il cinema però è un’arte figurativa come la pittura o la fotografia e la sua essenza è visiva, non sonora. Le immagini di un film sono davanti a te. Anche nel caso di opere di fantascienza, horror e persino d’animazione, le immagini sono perfette, chiare, fastidiosamente sincere.
I suoni no. I suoni sono bugiardi. Sono una cosa ma ne evocano un’altra.
E’ a mio avviso proprio la potenza evocativa di suoni, musica e dialoghi, l’unica strada percorribile per far entrare il cinema in radio.
Entra comunque dalla finestra…l’importante è che esca dalla porta. Ma come?
Sono pochissime le trasmissioni radiofoniche che si occupano di cinema che, appunto, non siano semplicemente “dedicate” alla settima arte ma che contengano davvero la magia dei film che vogliono omaggiare.
Credo che il più antico e sicuramente il più noto programma cinematografico della radio FM è Hollywood Party di Radio3.
“Una scommessa quotidiana per trasmettere il cinema alla radio – è descritto così il programma sul sito della Rai-  Anticipazioni, interviste, ospiti, notizie dal set, dirette dai festival nazionali e internazionali, ma anche memoria e storia della cinematografia italiana e straniera – e si chiude  nuovamente con il riferimento a una difficile impresa - Hollywood Party sfida gli ascoltatori con un quiz quotidiano”.
Sembra proprio che, nonostante la preparazione e l’esperienza dei
conduttori Steve della Casa ed Enrico Magrelli che tra l’altro invitano spesso in studio altri noti critici cinematografici appartenenti a quello che possiamo chiamare “il gruppo della meglio gioventù”, parlare di cinema in radio sia proprio un’ardua impresa.
Ovviamente nessuno pensa che dare giudizi su un film o intervistarne i protagonisti non sia interessante, il problema è che, appunto, non si riesce radiofonicamente a trasmettere le emozioni che un certo film suscita se non facendone ascoltare estratti audio che possano evocare immagini, pensieri e sensazioni riconducibili a quell’opera e non ad un’altra.
Questo escamotage è efficace nel caso di film molto noti e “condivisi” ma lo è meno nel caso di film appena usciti o, ancora peggio in un Paese come il nostro abituato al doppiaggio, nel caso che il film sia proposto in lingua originale (da qui deriva la difficoltà del quiz di Hollywood che non a caso, come tutti i programmi del terzo canale Rai, si rivolge ad un pubblico non solo appassionato ma anche di una certa cultura di base).
Quel che sto dicendo è che per quanto bravi e simpatici siano i conduttori o gli ospiti in studio (un punto di forza del programma è quello di aver un tono leggero mantenendo lo spessore a differenza della maggior parte dei concorrenti delle emittenti private), Hollywood, pur essendo la migliore tra le trasmissioni radiofoniche dedicate al cinema, non può che restare solo un’ottima “finestra” o un discorso intorno al mestiere del regista o dell’attore senza poter entrare nel cuore degli ascoltatori non se non attraverso la riproduzione fedele del cinema stesso che, privato di immagini, vivrà di pura evocazione.

Discorso molto diverso vale per programmi di intrattenimento e giornalismo cinematografico come, tra quelli più noti in FM, Gli spostati di Radio2 o La rosa purpurea di Radio 24 che, pur avendo anch’essi cadenza quotidiana, non hanno affatto tra i loro obiettivi quello, davvero arduo, di trasmettere il cinema in radio ma “si accontentano”semplicemente di raccontarne i protagonisti o le curiosità.
Altri intenti, altra storia…

Nota di merito per l’originalità del tema e il taglio da inchiesta giornalistica va invece a Good night and good luck, esperimento giovane e molto felice di trasmissione radiofonica che indaga il mondo del cinema considerandolo non dal punto di vista artistico, ma come una vera e propria industria di cui sia doveroso svelare in primo luogo i problemi e le difficoltà di produzione e distribuzione. Good night and good luck è un programma web-radiofonico ascoltabile in streaming o podcast tutti i giorni su www.goodnightandgoodluck.it e una volta a settimana su Radio Onda Libera.


IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21