Un potere che viene dal passato
 

 
 Se dovessimo definire la capacità che ha la radio di diffondere idee e suggestioni, dovremmo fare riferimento ad un’epoca lontana in cui la radio faceva bella mostra di sé, nei salotti delle nostre case e gli si riferiva la posizione di privilegio che oggi ha la televisione. Era un avvenimento sociale, ascoltare la radio e tutta la famiglia si riuniva per dividere emozioni e complicità.
Naturalmente i tempi e le tecnologie sono cambiati e questa capacità unificante si è perduta.
La radio è diventata un fenomeno solitario ed autonomo, un  po’ onanista, in un primo momento soltanto orientato a disegnarci la colonna sonora della giornata e poi sempre di più complice di riflessioni e pensieri autonomi.
Nessuno crede più al declino del mezzo, come è stato più volte immaginato, ma contemporaneamente, pochi sono in grado di immaginare verso che strada di comunicazione la radio sia orientata.
La storia di questo paese che è passato attraverso il monopolio di RadioRai, le radio libere e poi i network privati, non è stata capace ci definire con chiarezza come la radio sarebbe dovuta diventare, quali temi avrebbe dovuto affrontare e soprattutto in che modo.
Nonostante 1300 emittenti regolarmente funzionanti in questo paese, non è ancora chiara la linea editoriale alternativa e innovativa, capace di fare di questo mezzo, un mezzo autonomo, sperimentale e culturalmente alternativo.
RadioRai, visto il suo mandato politico-culturale, avrebbe dovuto almeno sforzarsi di indicare una strada, ma i suoi palinsesti denotano un’assenza editoriale imbarazzante, come è imbarazzante l’indifferenza del consiglio d’amministrazione riguardo a questi temi. Come è possibile che l’intero consiglio non si sia accorto che RadioRai non proponeva alcuna scelta editoriale e non si sia fatto nulla per ostacolare quest’assenza.
La risposta è semplice, raramente si parla di radio, la televisione fagocita tutto e tutti e ci si dimentica di quest’altro media che pur tante soddisfazioni ha dato nel passato.
D’altro canto è innegabile che a volte qualche programma abbia un senso e presenti una radio con qualche novità.
Ci dilungheremo in altre occasioni sui palinsesti delle reti Rai e non è il caso adesso distinguere un programma dall’altro entrando nel merito di un’osservazione critica, ma quello che certamente possiamo osservare e che le direzioni editoriali delle tre reti Rai sono state quanto meno confuse e di conseguenza anche le radio private hanno subito quest’assenza di direzione.
Tra gli auguri che gli ascoltatori della radio oggi possono farsi, c’è sicuramente quello di avere a che fare con editori intelligenti, attenti, e con un amore verso la radio e quello che significa.

E se poi il futuro passasse per il web……

Francesco Anzalone

IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21