La matematica non è un'opinione
 

 
 Ho aspettato qualche settimana prima di cercare di commentare i dati d’ascolto che sancivano, per l’ultimo bimestre un calo di Radio 2 di oltre il 10% , che sommato al dato del bimestre precedente, indica che la rete ha perso più di un milione di ascoltatori in pochi mesi. Come è possibile questo? Che cosa è successo di tanto grave da allontanare in maniera così massiccia il pubblico?
Un paio di analisi sono immediatamente necessarie:

  1. I quattro milioni e settecentomila ascoltatori del 2007, corrispondono a quelli che c’erano 7 anni fa.
  2. E’ il dato più basso da almeno 20 anni a questa parte.
  3. La programmazione non ha subito particolari stravolgimenti.
  4. Il sospirato superamento in termini d’ascolto, su Radio 1, si è rivelata una straordinaria battuta primaverile visto che Radio 1, ha incrementato i suoi ascolti di settecentomila unità

Ma qualcosa in realtà è successo, il programma di Fiorello è andato in vacanza, e se l’è presa lunga, visto che non tornerà in onda prima di Gennaio 2008.
Ora, la radio non è la televisione per cui la presenza di un programma fa muovere gli ascolti del 20%, e se così fosse intorno a quel successo sarebbe necessario creare una rete di cambiamenti e aggiustamenti tali da mantenere un ascolto decente anche quando il programma stesso per naturale consunzione o per ragionevole stanchezza degli interpreti, viene a mancare dai palinsesti.
Si potrebbe fare un lungo discorso (e presto lo faremo) su Viva Radio 2, sulle sue origini, sul modo in cui è organizzato, sulle responsabilità che provoca alla radio e al costo in termini economici e umani che ha, ma è indubbio che il programma sia un successo di pubblico che corrisponde ad un  milione di ascoltatori.
La responsabilità della direzione editoriale sta, quindi nel non essere stata capace di costruire intorno a questo avvenimento, una rete in grado di assorbirlo e  moltiplicarlo, di approfittare di un modo, per costruire un’ altra radio che da lì si potesse originare e crescere autonomamente.
La colpa in fondo è una sola, non essere stati capaci di fare gli editori, contando solo sulla visibilità formale, su un passaggio televisivo o su un articolo su un quotidiano, ma come spesso capita in RAI questo probabilmente porterà a delle promozioni e non, come sarebbe logico, a ragionevoli ridimensionamenti.
Quando si parla di professionalità interne che andrebbero sostenute, bisognerebbe anche valutare la possibilità di cassare quelle professionalità che si sono mostrate incapaci o semplicemente inadeguate al ruolo ricoperto.
Per dirigere la radio ci vuole gente che la ami e la capisca.

Francesco Anzalone

IDEERADIO è un progetto di Francesco Anzalone per ARTICOLO 21